Massimo Pignata, il gelato che ha conquistato il cuore di Barcellona

Oggi DelaCrem è una delle gelaterie artigianali più affermate della Catalogna, ma farsi spazio nel mercato locale non è stato facile

«La mia scommessa era conquistare i cuori catalani con un prodotto di qualità. Non voglio dire che ci siamo riusciti, ma che ci stiamo riuscendo».

Sette anni fa Massimo Pignata lasciava Torino per “cercare fortuna” a Barcellona. Con sé aveva un’idea e la voglia di trasformarla in un progetto. Al centro il gelato artigianale italiano fatto solo con frutta biologica di stagione, senza aromi, senza emulsionanti e senza coloranti, lavorato a -12°C costanti per evitare la cristallizzazione e creare un gelato cremoso e saporito. Massimo non avrebbe mai immaginato che lui e il suo DelaCrem sarebbero stati gli artefici di una piccola – ma significativa – rivoluzione nei gusti dei catalani.

Oggi la gelateria artigianale al numero 15 di Carrer d’Enric Granados, è una delle più affermate gelaterie artigianali di Barcellona, ma come è stato l’inizio?
«In una parola? Difficile. Per diversi motivi. Prima di tutto c’è che i catalani non amano il gelato, o meglio non rientra tra le loro abitudini alimentari. Di fatto, e in pratica, tutti i gelatai lavoravano per il mercato turistico. Così ho lanciato a me stesso una sfida: entrare nelle abitudini dei locali grazie a un prodotto di qualità. Da quel momento è partita la caccia, alla location prima di tutto. Un posto che non fosse turistico. Ho scandagliato tutta la città per trovare il mio posto ideale. Quando ho trovato questo locale in Carrer d’Enric Granados ho capito di aver fatto centro. Anche per il nome ho fatto tutto da solo, volevo un nome che trasmettesse il concetto di qualità e cremosità, quella che non vedevo nei gelati che assaggiavo nelle gelaterie che trovavo in città. Il logo, invece, è nato quasi per gioco, durante una cena con amici».

Come è vissuto il gelato artigianale italiano a Barcellona?
«Come una cosa che viene da fuori. Qui spopola l’espressione “de toda la vida”. I sentimenti sono contrastanti: c’è ammirazione per la qualità media più alta rispetto ai gelati indigeni, ma anche tanta diffidenza perché la fama di “trafficoni” che abbiamo all’estero, molte volte macchia il nostro lavoro».

Un cuore duro da conquistare quello dei catalani.
«Durissimo, eppure la maggior parte dei miei clienti sono persone del posto. Amano molto il pistacchio e i gusti classici come crema, cioccolato e frutta, in media ne proponiamo 21».

Come è cambiato il mercato del gelato?
«Dopo sette anni iniziamo a raccogliere risultati e consensi. Il mercato del gelato rimane un prodotto di stagione, ma sta lentamente entrando nelle abitudini dei barcellonesi, dei catalani e degli spagnoli. Niente a che vedere con la cultura e i consumi degli italiani, però lavorando con qualità e rispetto della materia pima ci siamo aperti una piccola nicchia nel consumo in città e fuori. Ma c’è un altro aspetto da considerare. Barcellona sta vivendo un’ondata di arrivi dall’Italia. Si sono moltiplicate gelaterie, ristoranti e pizzerie. In tanti puntano alla qualità, ma tra gli addetti del settore – commerciali e gelatieri – c’è la convinzione che l’offerta sia sovradimensionata rispetto a quello che può assorbire la città».

Il momento di fare cambiamenti, a cosa sta lavorando?
«Cerco un locale per aprire un punto di vendita in una zona turistica di Barcellona, però uno degli effetti della crescita economica è che è sempre più difficile trovare un locale a prezzi decenti. Farò come ho già fatto sette anni fa: batterò palmo a palmo la città».

 

L'articolo Massimo Pignata, il gelato che ha conquistato il cuore di Barcellona sembra essere il primo su Dolcesalato.

Massimo Pignata, il gelato che ha conquistato il cuore di Barcellona

Oggi DelaCrem è una delle gelaterie artigianali più affermate della Catalogna, ma farsi spazio nel mercato locale non è stato facile

«La mia scommessa era conquistare i cuori catalani con un prodotto di qualità. Non voglio dire che ci siamo riusciti, ma che ci stiamo riuscendo».

Sette anni fa Massimo Pignata lasciava Torino per “cercare fortuna” a Barcellona. Con sé aveva un’idea e la voglia di trasformarla in un progetto. Al centro il gelato artigianale italiano fatto solo con frutta biologica di stagione, senza aromi, senza emulsionanti e senza coloranti, lavorato a -12°C costanti per evitare la cristallizzazione e creare un gelato cremoso e saporito. Massimo non avrebbe mai immaginato che lui e il suo DelaCrem sarebbero stati gli artefici di una piccola – ma significativa – rivoluzione nei gusti dei catalani.

Oggi la gelateria artigianale al numero 15 di Carrer d’Enric Granados, è una delle più affermate gelaterie artigianali di Barcellona, ma come è stato l’inizio?
«In una parola? Difficile. Per diversi motivi. Prima di tutto c’è che i catalani non amano il gelato, o meglio non rientra tra le loro abitudini alimentari. Di fatto, e in pratica, tutti i gelatai lavoravano per il mercato turistico. Così ho lanciato a me stesso una sfida: entrare nelle abitudini dei locali grazie a un prodotto di qualità. Da quel momento è partita la caccia, alla location prima di tutto. Un posto che non fosse turistico. Ho scandagliato tutta la città per trovare il mio posto ideale. Quando ho trovato questo locale in Carrer d’Enric Granados ho capito di aver fatto centro. Anche per il nome ho fatto tutto da solo, volevo un nome che trasmettesse il concetto di qualità e cremosità, quella che non vedevo nei gelati che assaggiavo nelle gelaterie che trovavo in città. Il logo, invece, è nato quasi per gioco, durante una cena con amici».

Come è vissuto il gelato artigianale italiano a Barcellona?
«Come una cosa che viene da fuori. Qui spopola l’espressione “de toda la vida”. I sentimenti sono contrastanti: c’è ammirazione per la qualità media più alta rispetto ai gelati indigeni, ma anche tanta diffidenza perché la fama di “trafficoni” che abbiamo all’estero, molte volte macchia il nostro lavoro».

Un cuore duro da conquistare quello dei catalani.
«Durissimo, eppure la maggior parte dei miei clienti sono persone del posto. Amano molto il pistacchio e i gusti classici come crema, cioccolato e frutta, in media ne proponiamo 21».

Come è cambiato il mercato del gelato?
«Dopo sette anni iniziamo a raccogliere risultati e consensi. Il mercato del gelato rimane un prodotto di stagione, ma sta lentamente entrando nelle abitudini dei barcellonesi, dei catalani e degli spagnoli. Niente a che vedere con la cultura e i consumi degli italiani, però lavorando con qualità e rispetto della materia pima ci siamo aperti una piccola nicchia nel consumo in città e fuori. Ma c’è un altro aspetto da considerare. Barcellona sta vivendo un’ondata di arrivi dall’Italia. Si sono moltiplicate gelaterie, ristoranti e pizzerie. In tanti puntano alla qualità, ma tra gli addetti del settore – commerciali e gelatieri – c’è la convinzione che l’offerta sia sovradimensionata rispetto a quello che può assorbire la città».

Il momento di fare cambiamenti, a cosa sta lavorando?
«Cerco un locale per aprire un punto di vendita in una zona turistica di Barcellona, però uno degli effetti della crescita economica è che è sempre più difficile trovare un locale a prezzi decenti. Farò come ho già fatto sette anni fa: batterò palmo a palmo la città».

 

L'articolo Massimo Pignata, il gelato che ha conquistato il cuore di Barcellona sembra essere il primo su Dolcesalato.

Un marchio IGP per l’Olio di Puglia

IMG_3613L’IGP per l’Olio di Puglia sta per essere una realtà. Si è tenuta ieri presso la Camera di Commercio di Bari la riunione di pubblico accertamento relativo alla proposta di disciplinare di produzione dell’IGP “Olio di Puglia” di cui si è data lettura previa istruttoria delle Politiche Agricole e al parere favorevole della Regione Puglia. Una discussione proficua a cui ha dato il proprio contributo il coordinatore regionale delle Città dell’Olio della Puglia, Benedetto Miscioscia Consigliere delegato della Città di Andria presente unitamente al vice coordinatore Luisa Palmisano assessore del Comune di Bitetto e al dirigente Maria Luisa  del Comune di Corato. “L’avvio di questo percorso progettuale della Puglia, rappresenta un passo importante per i nostri produttori che va nella direzione di rafforzare la nostra produzione di qualità sotto un’unica bandiera – ha dichiarato Benedetto Miscioscia – questa scelta non sminuisce il valore delle singole produzioni varietali che contraddistinguono la nostra Puglia dal Gargano al Salento, ma le rafforza sotto il profilo dell’offerta quantitativa e qualitativa considerato che  rappresentiamo circa il 50% della produzione nazionale, riconoscendone quel valore aggiunto che non va in contrapposizione con le D.O.P.,le quali continueranno ad avere una loro logica sopratutto se contestualizzate con la “vera” identità territoriale legata principalmente alle varietà monocultivar”.

L'articolo Un marchio IGP per l’Olio di Puglia sembra essere il primo su Città dell'Olio Magazine.

Mipaaf: firmato il decreto sul fermo pesca

Firmato il decreto sull’arresto temporaneo dell’attività di pesca delle unità autorizzate con il sistema a strascico per l’anno 2017. Per i marittimi imbarcati sulle unità che eseguono l’interruzione temporanea è prevista l’attivazione della misura sociale straordinaria che dispone il riconoscimento di un’indennità giornaliera in caso di sospensione dal lavoro derivante da misure di arresto temporaneo. “Tra le novità rilevanti rispetto agli scorsi anni – commenta il Sottosegretario con delega alla pesca Giuseppe Castiglione – c’è la divisione dell’areale Ionico-Tirreno e la disposizione di un fermo differenziato per caratteristiche delle imbarcazioni dell’areale compreso tra Manfredonia e Bari. Inoltre – prosegue il Sottosegretario – sono state accolte le richieste delle imprese che operano nel basso Adriatico, dove operano flotte pescherecce abilitate allo strascico con caratteristiche tecniche differenti tra loro e quelle arrivate dalle imprese liguri e toscane, per le quali viene disposta l’interruzione temporanea obbligatoria nel mese di ottobre.”

IL CALENDARIO DEL FERMO

da Trieste a Ancona è disposta l’interruzione temporanea obbligatoria delle attività di pesca per 42 giorni consecutivi dal 31 luglio al 10 settembre;

da San Benedetto del Tronto a Termoli è disposta l’interruzione temporanea dell’attività di pesca per 42 giorni consecutivi dal 28 agosto al 08 ottobre;

da Manfredonia a Bari è disposta l’interruzione temporanea dell’attività di pesca per 42 giorni consecutivi dal 31 luglio al 10 settembre per le imbarcazioni abilitate alla pesca costiera locale ed è disposta l’interruzione temporanea dell’attività di pesca per 30 giorni consecutivi dal 31 luglio al 29 agosto anno ai quali vanno aggiunti 10 giorni lavorativi di fermo per le imbarcazioni abilitate alla pesca costiera ravvicinata;

da Brindisi a Civitavecchia è disposta l’interruzione temporanea obbligatoria delle attività di pesca per 30 giorni consecutivi dall’11 settembre al 10 ottobre;

da Livorno a Imperia è disposta l’interruzione temporanea obbligatoria delle attività di pesca per 30 giorni consecutivi dal 2 ottobre al 31 ottobre;

per Sardegna e Sicilia il fermo sarà disposto con provvedimenti regionali e sarà di almeno 30 giorni, nel rispetto dei periodi di cui ai piani di gestione.

L'articolo Mipaaf: firmato il decreto sul fermo pesca sembra essere il primo su Città dell'Olio Magazine.

Tu vuo’ fa il critico gastronomico?

Lo scorso 24 giugno, in occasione della prima edizione del convegno che si proponeva di indagare “l’altra faccia del food”, Valerio M. Visintin ha moderato un incontro dedicato a alla professione del critico gastronomico oggi tanto ambita, ma dai contorni spesso poco definiti. Scopriamo insieme le risposte alle domande più frequenti emerse dal dibattito

“La critica gastronomica, in Italia, non esiste”. Lapidario e caustico come suo solito, ha aperto così l’incontro dedicato allo “stato dell’arte” di questo mestiere Valerio M. Visintin, che del Corriere della Sera è, per l’appunto, il critico gastronomico. Il contesto era quello del Mare Culturale Urbano di Milano, che ha ospitato la giornata di incontri e dibattiti che va sotto il nome di Doof – L’altra faccia del food, iniziativa ideata dallo stesso Visintin. Protagonisti del confronto: Sara Bonamini del Gambero Rosso, Stefano Caffarri de Il Cucchiaio d’Argento e Luca Iaccarino de La Repubblica.

Critico per passione o per professione? Il quesito che apre la discussione ci porta dritti al cuore del problema. Oggi chiunque, dall’avvocato al medico al liceale, porta avanti – in modo più o meno concreto – il sogno di “scrivere di cucina”, ma ancora di più: anche nelle migliori testate, quasi per tradizione, a occuparsi di gastronomia sono spesso giornalisti che vengono dai settori più disparati. Spazio alla passione dunque, in un approccio che però mostra tutta la sua debolezza se paragonato ad esempio a quello che comunemente si adotta nei confronti della critica enologica: a parlare di vini sono chiamate solo personalità dall’autorevolezza conclamata. Forse qualcosa però sta cambiando, un esempio è quello del Gambero Rosso che richiede ai suoi collaboratori una formazione specifica, una competenza in ambito gastronomico da sviluppare anche attraverso master e quindi il praticantato all’interno della redazione.

Se di professione si deve parlare, però, dovrebbe essere previsto anche un giusto compenso, o per meglio dire un compenso adeguato a garantire al critico libertà di opinione. Un risultato difficile da ottenere, che si parli di editoria tradizionale o web. E questo implica che anche il professionista si trovi costretto a svolgere lavori paralleli, nella comunicazione o come consulente ad esempio, spesso in ambiti quantomeno affini a quello gastronomico, creando rapporti di lavoro e amicizie che possono metterlo in una posizione difficile nel momento di esprimere un giudizio. Da qui la battuta iniziale: se non c’è la possibilità di essere indipendenti nei giudizi, la critica gastronomica non esiste.

Cucina stellata o trattoria? Entrambe. Il problema è trovare qualcuno che si voglia occupare di trattorie! L’aspirante critico, e non solo lui, punta all’alta ristorazione perché dà prestigio e perché una foto con lo chef sembra ormai fare curriculum. È nella trattoria però che si mettono le basi della professione: se non si conoscono i piatti della tradizione, come si può capire e valutare una cucina stellata? D’altra parte non si può non conoscere l’alta cucina, per riconoscere ad esempio un’ispirazione o una tendenza anche nei menu dei locali meno blasonati. Un esempio su tutti: se si grida al miracolo per il tortino cuore caldo proposto dalla pizzeria sotto casa senza conoscere Michel Bras, c’è un problema. E a questo scopo male non fa pensare, nel proprio percorso di formazione, a un’esperienza diretta in una cucina, ma anche in sala.

E poi c’è la questione dell’anonimato, tema decisamente caro a Visintin. Anonimato che non viene quasi mai rispettato, se non dagli ispettori della Guida Michelin, come racconta lo stesso critico mascherato: “sono circa 80, per 12 Paesi. Solitamente fanno due pasti al giorno, e devono assaggiare più portate possibile. Oltretutto devono muoversi tra ristoranti che si trovano in nazioni diverse, quindi quando non mangiano viaggiano. Alla fine dell’anno li ricovereranno tutti, e via altri 80 critici… Deve essere così che hanno risolto il problema dell’anonimato!”.

 

 

L'articolo Tu vuo’ fa il critico gastronomico? sembra essere il primo su Dolcesalato.

A Controne grande attesa per La donatione dei fagiuoli

20264597_10213806856675474_1039304128798770993_nLa donatione dei fagiuoli è la rievocazione di un evento storico-culturale che nasce dal desiderio dei Contronesi di trasmettere ai posteri una consuetudine che dura da cinque secoli: la coltura del fagiolo a Controne. La rappresentazione della storia è frutto di ricerche e adattamenti di appassionati Contronesi, innamorati della loro terra e della loro storia.

Agli inizi del Cinquecento, qualche anno dopo la scoperta dell’America, giunsero in Europa i fagioli americani che in breve tempo sostituirono i fagioli europei. Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, avendo fra i suoi possedimenti la Spagna, fu tra i primi a ricevere i nuovi legumi e ne fece dono al papa Clemente VII. Questi, al battesimo Giulio de’ Medici, nipote del Magnifico Lorenzo, una volta seminati negli orti botanici medievali, ne fece dono a diverse abbazie italiane, tra cui quella di Controne. Nel 1530 Controne ebbe in dono i fagioli e da allora tutto cominciò ……

Nel tempo, la coltura del pregiato legume è diventata la caratteristica principale del paese che, grazie alla famosa Sagra del fagiolo, ha acquisito fama internazionale. Si immagina che, ai vespri (tardo pomeriggio delle ore canoniche) di un lontano sabato di fine luglio del 1530, fosse giunta a Controne una delegazione vaticana di quattro chierici con il cardinale Carafa in persona, già abate di Controne, come emissario del papa; in dono recava alla sua vecchia abbazia e ai suoi fedeli un  sacchetto dei nuovi legumi provenienti dal nuovo mondo. Ad accoglierlo all’ingresso del paese giungevano frettolosi l’abate e i suoi fedeli monaci benedettini. Entrato nel paese, il cardinale veniva atteso dal barone Fernando Vitelli, da tre anni divenuto proprietario del territorio di Controne. Insieme a lui e alla sua signora, rendevano omaggio al cardinale altri nobili contronesi e, per l’eccezionalità dell’evento, tutta la nobiltà dei territori circostanti. Tutto il popolo assisteva con gioia alla visita del cardinale, loro vecchio abate, e circondava la piazza del paese in attesa dei festeggiamenti e del banchetto offerti dal barone che si protraevano fino alla compieta (tarda sera). L’indomani vennero seminati quei pochi fagioli nell’orto dell’abbazia e, con una processione propiziatoria che risaliva all’antica cultura greca, poi trasferita in quella romana ed infine in quella cristiana, si procedeva alla benedizione dei campi; essa consisteva in un corteo religioso verso i quattro angoli del paese, a simboleggiare i quattro punti cardinali, con la conseguente benedizione dei campi da  ogni punto. Questa tradizione è stata mantenuta in vita fino a qualche decennio fa e ultimamente ripresa dai Contronesi. La prima rappresentazione de La donatione dei fagiuoli prevista per il 29 e 30 luglio 2017 avrà inizio alle ore 19 (vespri) con l’accoglienza della delegazione vaticana e con i saluti del barone Vitelli; seguirà uno spettacolo di musici e sbandieratori. Il corteo poi si ricomporrà per la simbolica semina dei fagioli e la benedizione dei campi dai quattro punti cardinali. A seguito della celebrazione il corteo si incamminerà per le vie del paese per il saluto e l’apertura delle taverne preparate per festeggiare l’evento. Esse saranno quattro e permetteranno ai visitatori di degustare piatti a base di Fagioli di Controne, accompagnati sempre da un buon bicchiere di vino. Al ritorno nella piazza del paese, i nobili e gli alti prelati si disporranno ad assistere allo spettacolo organizzato in onore del cardinale: danzatrici, musici e sbandieratori allieteranno il popolo in festa che nel frattempo gode delle prelibatezze culinarie offerte dal barone. Intorno alle 22.30 il corteo si riformerà e percorrerà nuovamente le strade del paese per salutare il popolo, prima di ritirarsi per la notte.  Ai graditissimi ospiti che vorranno fare un emozionante salto nella vita del Rinascimento, partecipando alla manifestazione de La donatione dei fagiuoli, Controne ricorda le sue già note qualità:  un paese che offre numerose opportunità caratterizzate da accoglienza, genuinità e naturalezza, inserito in un contesto sociale e naturale di grande valore. I visitatori potranno recarvisi fin dal mattino e fare ,eventualmente, anche altre esperienze, come la visita delle Grotte di Castelcivita, distanti tre minuti dal centro di Controne. Sempre alla stessa distanza dal centro del paese scorre il fiume Calore e i visitatori potranno trascorrere le ore calde della giornate al fresco della natura incontaminata o per bagnarsi nelle acque o per avventurarsi in una discesa del fiume con l’associazione del rafting. Per gli amanti dell’agricoltura, basterà allontanarsi dal centro abitato di pochi minuti a piedi per ammirare i campi di fagioli da poco seminati e i numerosi uliveti. Inoltre, a circa venti minuti da Controne, precisamente a Sant’Angelo a Fasanella potranno essere visitati due patrimoni dell’Unesco: l’Antece, antichissima scultura rupestre, e la Grotta di San Michele.                                                                                                                                                               Durante le due giornate, lungo le stradine di Controne i visitatori potranno acquistare i fagioli, l’eccellente olio extravergine d’oliva, carni, salumi e formaggi locali.

 

L'articolo A Controne grande attesa per La donatione dei fagiuoli sembra essere il primo su Città dell'Olio Magazine.

A Leivi successo per la XXII edizione della Festa dell’Olio di Oliva

Grande successo a Leivi per la XXII edizione della Festa dell’Olio di Oliva nel corso della quale domenica 23 luglio si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Leivi 2017 per il Miglior Olio Dop e Extravergine d’Oliva e Miglior Oliveto. Un evento molto apprezzato dal pubblico, che ha visto al partecipazione del coordinatore regionale delle Città dell’Olio liguri Gianni Spinelli. La manifestazione ha ospitato inoltre stand gastronomici con specialità liguri e serate danzanti sulle note delle orchestre ospiti.

IMG-20170725-WA0003 IMG-20170725-WA0002 IMG-20170725-WA0000

L'articolo A Leivi successo per la XXII edizione della Festa dell’Olio di Oliva sembra essere il primo su Città dell'Olio Magazine.

Usini in festa con degustazioni, balli e canti popolari

Ajò a Ippuntare SummerUsini in festa sabato 5 e domenica 6 agosto grazie agli eventi organizzati dalla “Pro Loco” e dal Gruppo Folk “San Giorgio” in collaborazione con l’Amministrazione Comunale. La città dell’Olio sarda – situata a 10 Km da Sassari a 30 Km da Porto Torres e a 33 Km da Alghero – si prepara ad accogliere un cartellone di appuntamenti folk ed enogastronomici da non perdere. Si comincia sabato 5 agosto in Piazza Europa dove dalle 20.00 in poi c’è “Ajò a Ippuntare Summer” con degustazioni di vini locali: “cagnulari”, “cannonau” e “vermentino” prodotti da 8 aziende vinicole. Spazio anche alla musica popolare del XIX Festival Internazionale di balli, canti ed espressioni popolari “19 annos a manu tenta” con le esibizioni del gruppo folk locale San Giorgio, di altri della Sardegna e gruppi esteri provenienti dall’Argentina, Colombia, Costa Rica, El Salvador, Lettonia, Polonia e Serbia.

Andarinos de UsiniDomenica 6 agosto dalle 18.00 in poi è prevista la parata dei gruppi folk sardi ed esteri lungo le vie del paese e gli spettacoli finali del Festival Internazionale di balli, canti ed espressioni popolari. Grande attesa per la “XVIII^ sagra de sos Andarinos de Usini” con l’assaggio degli “Andarini”, tipica pasta locale fatta rigorosamente a mano, condita con “ghisadu”, gustoso sugo preparato secondo antiche ricette con pezzi di carne bovina sul quale va spruzzato il formaggio pecorino e un secondo a base di carne al sugo (“ghisadu”) con pane e vino.

Per informazioni basta consultare le pagine Facebook Pro Loco Usini e Gruppo Folk San Giorgio.

L'articolo Usini in festa con degustazioni, balli e canti popolari sembra essere il primo su Città dell'Olio Magazine.

Benedetto Miscioscia alla guida delle Città dell’Olio della Puglia

 

coordinamento regionale PugliaE’ Benedetto Miscioscia, Consigliere delegato alle Politiche Agricole del Comune di Andria, il nuovo coordinatore regionale delle Città dell’Olio della Puglia, che torna a rivestire l’incarico già svolto nel periodo 2010 – 2014. La nomina alla guida dei soci pugliesi della rete nazionale dei territori olivetati è arrivata al termine della 57esima assemblea del coordinamento regionale che si è tenuto a Caprarica di Lecce. Nel corso dell’incontro sono stati eletti all’unanimità anche Paolo Greco Sindaco del Comune di Caprarica di Lecce in qualità di Vice Coordinatore Vicario, Piero Fusillo Consigliere delegato del Comune di Carpino nel ruolo di Vice Coordinatore dell’Area Foggia, Luisa Palmisano Assessore del Comune di Bitetto che ricoprirà l‘incarico di Vice Coordinatorice dell’Area Bari e Fabio Attimonelli che farà da responsabile della segreteria del Coordinamento Regionale. All’incontro erano presenti il presidente delle Città dell’Olio Enrico Lupi e il direttore Antonio Balenzano. “Ringrazio i miei colleghi e l’Associazione nazionale Città dell’Olio per la fiducia e la stima che mi hanno accordato – ha dichiarato Benedetto Miscioscia – sono pronto a proseguire il percorso intrapreso dal mio predecessore Domenico Incatalupo che ringrazio per l’ottimo lavoro svolto. Sono sicuro di poter contare su una squadra determinata a fare rete e a collaborare attivamente per valorizzare le eccellenze olivicole e il paesaggio del nostro territorio puntando ad un maggior coinvolgimento della Regione, ad iniziare dalla sottoscrizione del protocollo d’intesa con le Città dell’Olio pugliesi che rappresentano il valore aggiunto di quella tradizione olivicola che ha portato la Puglia ad essere la prima regione per la produzione olearia con i suoi caratteristici oliveti. Sono una risorsa fondamentale per sviluppare un altro importante comparto come il turismo eno-gastronomico ed è in questa direzione che dobbiamo puntare ed investire sempre di più”.

L'articolo Benedetto Miscioscia alla guida delle Città dell’Olio della Puglia sembra essere il primo su Città dell'Olio Magazine.

Stefano Mascaro alla guida delle Città dell’Olio della Calabria

calabria 1E’ Stefano Mascaro, sindaco di Rossano il nuovo coordinatore regionale delle Città dell’Olio della Calabria. La nomina alla guida dei soci della rete nazionale dei territori olivetati è arrivata al termine del coordinamento regionale che si è tenuto a Rossano. Nel corso dell’incontro è stato eletto all’unanimità anche Renzo Russo il sindaco di Saracena che ricoprirà il ruolo di Vice Coordinatore. All’incontro erano presenti il presidente delle Città dell’Olio Enrico Lupi e il direttore Antonio Balenzano. “Ringrazio i miei colleghi e l’Associazione nazionale Città dell’Olio per la fiducia e la stima che mi hanno accordato – ha dichiarato Stefano Mascaro – sono pronto a raccogliere la sfida e il testimone di chi mi ha preceduto, insieme ai miei colleghi che rappresentano un’ottima squadra determinata a fare rete e a collaborare attivamente per valorizzare le eccellenze olivicole e il paesaggio del nostro territorio”.

L'articolo Stefano Mascaro alla guida delle Città dell’Olio della Calabria sembra essere il primo su Città dell'Olio Magazine.