Al via il Premio Montiferru

Il Comitato Montiferru, composto dalla Camera di Commercio di Oristano, dal Comune di Seneghe, dalle Agenzie Agris Sardegna e Laore Sardegna, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Città dell’Olio e l’Università di Cagliari, organizza la 25/a edizione del “Premio Nazionale Montiferru”. “Il Premio è stato istituito per la promozione dell’olivicoltura nazionale nell’ambito delle attività volte a valorizzare l’olio extravergine d’oliva di alta qualità, prodotto e confezionato in Italia – spiegano dall’Ente Camerale – e costituisce ormai un appuntamento irrinunciabile di confronto per i produttori italiani. La caratteristica del Concorso è quella di mantenere alti standard qualitativi per gli oli partecipanti, al fine di selezionare gli oli extravergini d’oliva migliori dell’intero panorama nazionale”. Ogni anno sono numerosissimi i produttori che partecipano al Premio. Possono concorrere, in forma singola o associata, le aziende agricole, i frantoiani e gli olivicoltori, purché siano produttori e confezionatori di olio extravergine, ottenuto da olive prodotte e lavorate in Italia, con parametri chimico-fisici e organolettici fissati dal Regolamento. I produttori esteri possono concorrere nell’apposita sezione unica internazionale. I campioni iscritti al Concorso verranno sottoposti ad analisi sensoriale a cura di una qualificata giuria nazionale e sui campioni finalisti verranno condotte anche le analisi chimico-fisiche.

Le domande di partecipazione devono essere inviate via email alla Camera di commercio di Oristano (segreteria.premiomontiferru@or.camcom.it) entro il 16 febbraio ed entro la stessa data dovranno arrivare anche i campioni di olio.

Fonte: ANSA

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Al via il Premio Montiferru

Il Comitato Montiferru, composto dalla Camera di Commercio di Oristano, dal Comune di Seneghe, dalle Agenzie Agris Sardegna e Laore Sardegna, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Città dell’Olio e l’Università di Cagliari, organizza la 25/a edizione del “Premio Nazionale Montiferru”. “Il Premio è stato istituito per la promozione dell’olivicoltura nazionale nell’ambito delle attività volte a valorizzare l’olio extravergine d’oliva di alta qualità, prodotto e confezionato in Italia – spiegano dall’Ente Camerale – e costituisce ormai un appuntamento irrinunciabile di confronto per i produttori italiani. La caratteristica del Concorso è quella di mantenere alti standard qualitativi per gli oli partecipanti, al fine di selezionare gli oli extravergini d’oliva migliori dell’intero panorama nazionale”. Ogni anno sono numerosissimi i produttori che partecipano al Premio. Possono concorrere, in forma singola o associata, le aziende agricole, i frantoiani e gli olivicoltori, purché siano produttori e confezionatori di olio extravergine, ottenuto da olive prodotte e lavorate in Italia, con parametri chimico-fisici e organolettici fissati dal Regolamento. I produttori esteri possono concorrere nell’apposita sezione unica internazionale. I campioni iscritti al Concorso verranno sottoposti ad analisi sensoriale a cura di una qualificata giuria nazionale e sui campioni finalisti verranno condotte anche le analisi chimico-fisiche.

Le domande di partecipazione devono essere inviate via email alla Camera di commercio di Oristano (segreteria.premiomontiferru@or.camcom.it) entro il 16 febbraio ed entro la stessa data dovranno arrivare anche i campioni di olio.

Fonte: ANSA

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Paesaggi Rurali Storici. Martina: “Non c’è Paese in Europa che abbia un patrimonio così diffuso in tutte le sue Regioni”

“Non c’è Paese in Europa che abbia un patrimonio di paesaggi rurali così diffuso in tutte le sue Regioni”. Con queste parole il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina ha salutato l’iscrizione nel registro nazionale dei paesaggi rurali storici di sei nuove aree, deliberato dall’Osservatorio Nazionale del Paesaggio Rurale. Ad oggi il registro include dieci paesaggi e due pratiche agricole, distribuiti dal nord all’estremo sud della penisola, con una crescita che ha visto raddoppiare il loro numero nel corso dell’ultimo anno. “Le nuove iscrizioni – ha dichiarato Martina – confermano questa ricchezza unica di identità e di capacità degli agricoltori di formare e conservare i luoghi come veri e propri beni comuni. Dai muretti a secco di Pantelleria agli oliveti secolari tra Assisi e Spoleto o quelli storici di Venafro in Molise fino ai terrazzamenti di Lamole. Sono esempi di come ambiente, storia e tradizioni si intreccino in un elemento unificante che è proprio il paesaggio rurale. Rafforzare la valorizzazione di queste aree è un impegno che confermiamo nell’anno nazionale del cibo italiano”. Queste le sei nuove aree inserite:

Fascia pedemontana olivata fra Assisi e Spoleto

Si tratta della principale area olivicola dell’Umbria, conserva un paesaggio dove il rapporto tra olivicoltura e storia si presenta particolarmente forte: borghi storici, castelli e complessi religiosi si trovano immersi negli oliveti che ricoprono le pendici, arricchiti da terrazzamenti, lunette e ciglioni, mentre nella parte pianeggiante, querce monumentali delimitano i seminativi.

La piantata veneta

Questa candidatura che rientra nella sezione delle pratiche tradizionali riguarda una antichissima pratica agricola che affonda le sue radici al periodo etrusco e che fino ad alcuni decenni orsono rappresentava la più importante qualità di coltura che occupava il centro ed il nord dell’Italia. Si tratta di più colture associate a filari alberati che oggi sono prese di nuovo a modello per le loro molteplici valenza ambientali e paesaggistiche.

Paesaggio della Pietra a Secco dell’Isola di Pantelleria

Il paesaggio di Pantelleria testimonia come le condizioni ambientali abbiano determinato lo sviluppo di tecniche colturali in grado adattare le necessità dell’uomo ad un ambiente difficile producendo un paesaggio straordinario associato ad una alta qualità dei prodotti e di grande valenza turistica. Chilometri di muretti a secco ospitano viti ad alberello, olivi potati per crescere a poche decine di centimetri da terra, capperi e agrumi, in un contesto paesaggistico di grande valenza estetico.

Parco regionale Storico agricolo dell’olivo di Venafro

L’olivicoltura di Venafro affonda le sue radici nell’epoca romana dove la qualità dell’olio di questa area era già citato da Plinio e Catone. Si tratta di un paesaggio caratterizzato da olivi monumentali e da terrazzamenti in pietra, nella diffusa consociazione con il pascolo all’interno degli oliveti, in un ambiente che conserva ancora i caratteri del paesaggio storico dell’Appennino meridionale.

Il paesaggio policolturale di Trequanda

Il paesaggio di Trequanda rappresenta un esempio di tipico paesaggio di origine mezzadrile, con un mosaico policolturale complesso costituito da oliveti, vigne, seminativi nudi o arborati e boschi a dominanza di querce, arricchito dalla presenza di terrazzamenti in pietra a secco che sostengono gli oliveti sulle pendici più acclivi.

Il paesaggio rurale storico di Lamole in Chianti

Il paesaggio agricolo storico di Lamole, conserva un paesaggio policolturale su terrazzamenti in pietra a secco e rappresenta un esempio di come sia possibile fare agricoltura di qualità nel rispetto del paesaggio storico, che finisce per essere un valore aggiunto ai prodotti locali. Lamole è la patria del Sangiovese il vitigno principale del vino Chianti.

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Cultura e olio si incontrano al Museo dell’Olio della Sabina di Castelnuovo di Farfa

Olio e cultura ancora una volta insieme al Museo dell’Olio della Sabina di Castelnuovo di Farfa, dove sabato 20 gennaio, dalle ore 15:30 in poi, si terrà “Un filo d’olio”, la suggestiva visita narrata delle sale del Museo, con interventi specifici sull’olio a cura di un esperto del Consorzio Sabina DOP. Alla visita seguirà una sessione teorico-pratica di assaggio, durante la quale sarà illustrato ai presenti come e perché si effettua l’analisi sensoriale degli oli di oliva vergini e saranno fornite utili informazioni relative alla produzione, al consumo ed alla scelta consapevole dell’olio extra vergine di oliva. Si tratta di una visita emozionante ed un’esperienza sensoriale indimenticabile quella al Museo dell’Olio della Sabina. Accompagnati dai narratori del museo, avrete modo di affascinarvi e sorprendervi per un insolito percorso tra le opere e le installazioni artistiche e strumenti antichi della lavorazione delle olive. Il museo celebra in modo unico l’antica civiltà dell’olio e dell’ulivo attraverso le espressioni del nostro tempo: il connubio tra arte contemporanea e tradizione vi aprirà le porte di un mondo immaginifico, fatto di luci, poesie, immagini e suoni.

DETTAGLI DELL’EVENTO

Data e ora: Sabato 20 gennaio alle 15:30

Durata: 2 ore

Costo biglietto: 6 euro a persona

Luogo: Museo dell’Olio della Sabina – Palazzo Perelli – Castelnuovo di Farfa – Rieti

Prenotazioni entro il giorno precedente l’evento al numero 347 178 82 88

Info: associazione: rearte@gmail.com

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Cultura e olio si incontrano al Museo dell’Olio della Sabina di Castelnuovo di Farfa

Olio e cultura ancora una volta insieme al Museo dell’Olio della Sabina di Castelnuovo di Farfa, dove sabato 20 gennaio, dalle ore 15:30 in poi, si terrà “Un filo d’olio”, la suggestiva visita narrata delle sale del Museo, con interventi specifici sull’olio a cura di un esperto del Consorzio Sabina DOP. Alla visita seguirà una sessione teorico-pratica di assaggio, durante la quale sarà illustrato ai presenti come e perché si effettua l’analisi sensoriale degli oli di oliva vergini e saranno fornite utili informazioni relative alla produzione, al consumo ed alla scelta consapevole dell’olio extra vergine di oliva. Si tratta di una visita emozionante ed un’esperienza sensoriale indimenticabile quella al Museo dell’Olio della Sabina. Accompagnati dai narratori del museo, avrete modo di affascinarvi e sorprendervi per un insolito percorso tra le opere e le installazioni artistiche e strumenti antichi della lavorazione delle olive. Il museo celebra in modo unico l’antica civiltà dell’olio e dell’ulivo attraverso le espressioni del nostro tempo: il connubio tra arte contemporanea e tradizione vi aprirà le porte di un mondo immaginifico, fatto di luci, poesie, immagini e suoni.

DETTAGLI DELL’EVENTO

Data e ora: Sabato 20 gennaio alle 15:30

Durata: 2 ore

Costo biglietto: 6 euro a persona

Luogo: Museo dell’Olio della Sabina – Palazzo Perelli – Castelnuovo di Farfa – Rieti

Prenotazioni entro il giorno precedente l’evento al numero 347 178 82 88

Info: associazione: rearte@gmail.com

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Premio Internazionale Ranieri Filo della Torre

Tutto pronto per la cerimonia di assegnazione dei premi ai finalisti del Concorso intitolato a Ranieri Filo della Torre. Si terrà venerdì 2 febbraio alle ore 10.00 a Roma, presso la sede della CIA ‐ Auditorium Giuseppe Avolio (Via Mariano Fortuny n. 16). L’iniziativa che, in varie sezioni, si è posto l’obiettivo di esaltare sul piano artistico il mondo dell’olivicoltura, è stata promossa dall’Associazione Pandolea che unisce in sé donne produttrici di olio extravergine di qualità e donne impegnate nel settore olivicolooleario. Il premio è dedicato alla memoria di Ranieri Filo della Torre, per oltre dieci anni Direttore Generale di Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano. Un impegno che lo aveva portato ogni giorno a confrontarsi, con passione e competenza, con i problemi e le speranze di tanti produttori olivicoli. Il “premio” a lui dedicato è certamente un evento che vuole celebrare un personaggio significativo del mondo dell’agricoltura italiano, ma anche – e soprattutto – un’occasione d’unità vera del settore per fare cultura. Interverranno alla cerimonia di premiazione la Vice Presidente Vicario Cia, Cinzia Pagni, e il Presidente Federazione Nazionale Olivicoltura Confagricoltura, Pantaleo Greco. Riccardo Gucci, Presidente dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio, Elia Fiorillo, Presidente del Ceq, in rappresentanza del Sindacato Libero Scrittori Italiani, Loriana Abbruzzetti, Presidente Pandolea. Interverranno, inoltre, Vera Ambra Presidente di Akkuaria, Maria Rosa Patti Presidente di Vita Romana. E’ prevista la partecipazione di Marida Iacona della Motta moglie di Ranieri Filo della Torre.

L’iniziativa è stata realizzata con la collaborazione dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio e della CIA – Agricoltori Italiani e con la sponsorizzazione di Dott. Agronomo Marcella Cipriani, A.I.F.O. Associazione Italiana Frantoiani Oleari, Oliveti d’Italia. Il Premio è patrocinato da Confagricoltura, Fondazione Alberica Filo della Torre, Società Dante Alighieri, Società Dante Alighieri Comitato di Cosenza, CEQ Consorzio Extra Vergine Alta Qualità, CONAF Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali, Città dell’Olio, Università degli Studi Mediterranea Reggio Calabria – Dipartimento di Agraria, Università degli Studi di Perugia – Dipartimento di Scienze Agrarie, BTA – Bollettino Telematico dell’Arte, Izi.Travel – the storytelling platform, Associazione Amici Arte Moderna a Valle Giulia, Associazione Akkuaria, Associazione Calambì, Associazione Vita Romana. Premi speciali verranno assegnati a: Prof. Lanfranco Conte, Università degli Studi di Udine e Presidente SISSG; Prof.Antonio Moschetta,Ordinario di Medicina Interna Università Aldo Moro di Bari; Dott.Andrea Bruciati, Direttore Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa D’Este, Dott.Giancarlo Garna, archeologo, Dott. Maurizio Raeli Direttore del CIHEAM Bari – Istituto Agronomico Mediterraneo. Un premio speciale alla memoria, tra gli altri, verrà assegnato a Cosimo Lacirignola, Segretario Generale del CIHEAM, morto recentemente, per il suo forte impegno per la condivisione della conoscenza del Mediterraneo. I premi speciali consistono in opere gentilmente donate da importantiartisti: Giovanna Melodia, Carlo D’Orta, Angelo Navetta, Patrizia Comand, Marida Iacona della Motta. Tra i numerosi partecipanti al Concorso sono stati 42 gli autori di poesie, narrativa, saggistica selezionati dalle rispettive giurie di Sezione, le cui opere sono state raccolte in un’ antologia edita dall’Associazione Akkuaria. Durante la cerimonia di premiazione le opere vincitrici verranno interpretate da Maria Beatrice Alonzi, Giorgia Mazzucato, Francesco Guglielmi del Nuovo Teatro Stabile di Roma. Le candidature di tesi di laurea per la Sezione Scientifica, introdotta in questa edizione, sono state 7, tutte di ottimo livello. La selezione e’ stata fatta da un comitato di accademici sulla base di rigorosi criteri qualitativi.

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Forbes premia Città Sant’Angelo: “tra i dieci posti al mondo dove si vive meglio”

“Con la sua bella costa adriatica costellata di locali, le montagne per sciare e i morbidi vigneti, l’Abruzzo è un pezzo di paradiso, ed è il segreto meglio custodito di Italia”. Così Laura Begley Bloom giornalista della famosa rivista americana Forbes, descrive l’Abruzzo e in particolare Città Sant’Angelo (Pescara) inserendola tra i dieci posti al mondo dove si vive meglio spendendo pochissimo. Parlando dell’Abruzzo la giornalista prosegue, “è anche la regione più ricca di questa parte d’Italia, ed è il posto dove piccole città storiche stanno lavorando duramente per attirare investimenti e salvare le loro strade storicamente significative ma quasi deserte. In nessun altro posto tutto ciò è più vero che a Città Sant’Angelo – recita testualmente l’articolo – con le sue storiche chiese, un museo contemporaneo e, cosa vi farà sentire come a casa, un outlet che sembra di essere nel sud della California”.

La cittadina angolana, tra i Borghi più Belli d’Italia, con i suoi numerosi riconoscimenti che ne attestano l’alta qualità della vita, come Città dell’Olio, Città Slow, Città del Vino e i suoi tanti servizi al cittadino, continua a fare la sua strada, forte di quella grande passione che dalle sue origini ad oggi la portano ad essere sempre proiettata verso il futuro senza mai dimenticare il suo enorme patrimonio storico.

“È una notizia che ci rende particolarmente orgogliosi – dichiara il sindaco Gabriele Florindi -sia come abruzzesi che come angolani. Un tale riconoscimento giornalistico di caratura internazionale deve rappresentare un nuovo sprone a fare sempre meglio e sempre di più per valorizzare il nostro enorme patrimonio storico, culturale e paesaggistico. Lavorare bene e lavorare insieme, ecco come si raggiungono i risultati e in questo caso il miglior risultato è quello di non far spegnere questo proiettore internazionale che si è acceso sul nostro territorio, che merita senza ogni dubbio di essere conosciuto in tutto il mondo”. Città Sant’Angelo sembra essere dunque al pari di realtà come Lisbona, Santo Domingo, Bali e altre importanti località dislocate in tutto il mondo, dieci in tutto, dove oltre a vivere bene si vive anche a prezzi contenuti. La cittadina angolana è da sempre nota per le sue bellezze architettoniche, la sua ospitalità e i suoi tanti eventi estivi ormai di risonanza extraregionale. Ricca è anche di tradizioni enogastronomiche, sarà forse per questo che Città Sant’Angelo possiede un territorio costellato di floride aziende agricole che producono le più svariate specialità, ma con un occhio sempre attento anche alle moderne strutture commerciali. Altra chicca di questa florida cittadina è la costante e numerosa presenza sul territorio di ultracentenari, circa 20 negli ultimi 10 anni, 3 solo nel 2018, sarà per la salubre aria di collina oppure per il buon cibo o magari per le sue tante iniziative culturali, Città Sant’Angelo sembra comunque essere la culla del buon vivere.

Fonte: Virtù quotidiane

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La vite e l’olivo, la coppia più bella dell’agricoltura molisana

La vite e l’olivo, con i loro vini e i loro oli, hanno tutto per diventare testimoni principi della bontà e della bellezza espresse dai territori molisani. Perché ciò succeda, è necessario: una programmazione che si doti di un piano vitivinicolo – ciò vale anche per l’olivicoltura e il suo olio – e, al suo interno, di una strategia di marketing capace di utilizzare e non disperdere(vedi Expo 2015)  le risorse; una forte aggregazione dei produttori, siano essi viticoltori o olivicoltori; una spinta alla ricerca e alle innovazioni per la piena sostenibilità della sola agricoltura possibile nel Molise, quella contadina. Dare immagine ai prodotti di quest’agricoltura e dignità ai suoi produttori. Senza dimenticare la cultura, cioè la necessità di raccontare questi prodotti e i suoi protagonisti, ben sapendo che è proprio la cultura l’arma vincente, la sola capace di spalancare la porta del mercato e, non solo, a mantenerla aperta per un tempo lungo.

Si tratta di dare quella priorità che merita un mercato sempre più globale, ancor più complesso e difficile di ieri, dove, però, attente politiche e strumenti all’altezza del compito hanno la possibilità di vincere la concorrenza affermando il luogo, il territorio, oltre che il prodotto, cioè la qualità dell’origine che rappresenta la sua identità.

Il vino e l’olio, come tutto il Molise, pagano a caro prezzo la mancanza di una visione del mercato e la scarsa o nulla attenzione alla comunicazione.

Ci sono successi per il vino e ciò è dovuto più a un impegno dei singoli produttori che a unità e dialogo tra questi e le stesse istituzioni, con queste ultime che mostrano una vera e propria schizofrenia nel momento in cui improvvisano- ancor più quando si spendono per questa o quella iniziativa promozionale fuori dal Molise e, nel contempo, nel Molise promuovono iniziative di altro tipo, quelle che vanno a rubare il terreno alla stessa vite o allo stesso ulivo, che danno quel vino o quell’olio che si è pensato di promuovere.

Succede sempre quando lo sguardo di chi è al comando delle operazioni non riesce ad andare oltre la punta del naso.

In questo modo non si dà spazio neanche a quello che pure c’è e si fa. Penso al  Coordinamento delle città dell’olio; alle tre associazioni dei sommelier che, con la loro crescita e il loro impegno, hanno dato impulso alla cultura del vino e, ultimamente, anche dell’olio; al “Movimento del Turismo del Vino nel Molise” e alle sue preziose iniziative, in particolare “Cantine aperte” e “Cinema in Cantina”, che tanto hanno dato all’immagine del vino molisano e alla diffusione della sua cultura; al Consorzio di tutela dei vini del Molise e a quello, di recente costituzione, riguardante la “Tintilia del Molise” Doc o, anche, Dop. Penso, anche, alla necessità e urgenza di dare alla Doc “Molise” Olio Extravergine di Oliva, il suo Consorzio di Tutela per far fare agli oli molisani quel salto sulle scansie più alte del mercato, ciò che vuol dire miglior rapporto qualità/prezzo e, con esso, miglioramento del reddito e delle condizioni di vita degli olivicoltori, e, non ultima, immagine dell’olio e del territorio molisano.

Ci sono spazi enormi da conquistare se vengono messe in atto – ripeto – politiche e strumenti adeguati a una realtà piccola per l’incidenza della vite e dell’ulivo, del vino e dell’olio sul quadro complessivo nazionale, ma importante per il futuro dell’agricoltura molisana e dello stesso Molise.

L’esempio che faccio è quello di un Paese come gli Stati Uniti, sempre più, con l’espansione dell’olivicoltura in California, produttore e sempre più consumatore di olio di oliva, visto che il consumo è continuato a crescere in questi ultimi decenni, fino ad arrivare, nel corso di un anno, a un litro a testa.

Una crescita sostenuta, e non poco, da un’azienda molisana, la Colavita, che partita da S. Elia a Pianisi, ha conquistato il grande Paese del Nord America, fino ad essere presente ovunque e, soprattutto, a diventare una delle grandi protagoniste, con uno dei più antichi e autorevoli istituti di cucina, la Culinary Institute of America in Hyde Park sull’Hudson river di N.Y., della diffusione della cultura gastronomica italiana, dell’olio in particolare.

Un processo, quello dell’olio di oliva, che ha tutto per ripercorrere la strada del vino italiano, avviata trent’anni fa, quella che ha reso gli Usa il primo Paese importatore. Basta una corretta e attenta strategia di marketing per cogliere i frutti – in America, come negli altri Paesi che si aprono al mercato dell’olio – delle sue azioni e rendere l’olio di oliva un prodotto sempre più ricercato.

di Pasquale Di Lena, fondatore e Presidente Onorario delle Città dell’Olio

Articolo pubblicato da PrimoPiano di oggi

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La vite e l’olivo, la coppia più bella dell’agricoltura molisana

La vite e l’olivo, con i loro vini e i loro oli, hanno tutto per diventare testimoni principi della bontà e della bellezza espresse dai territori molisani. Perché ciò succeda, è necessario: una programmazione che si doti di un piano vitivinicolo – ciò vale anche per l’olivicoltura e il suo olio – e, al suo interno, di una strategia di marketing capace di utilizzare e non disperdere(vedi Expo 2015)  le risorse; una forte aggregazione dei produttori, siano essi viticoltori o olivicoltori; una spinta alla ricerca e alle innovazioni per la piena sostenibilità della sola agricoltura possibile nel Molise, quella contadina. Dare immagine ai prodotti di quest’agricoltura e dignità ai suoi produttori. Senza dimenticare la cultura, cioè la necessità di raccontare questi prodotti e i suoi protagonisti, ben sapendo che è proprio la cultura l’arma vincente, la sola capace di spalancare la porta del mercato e, non solo, a mantenerla aperta per un tempo lungo.

Si tratta di dare quella priorità che merita un mercato sempre più globale, ancor più complesso e difficile di ieri, dove, però, attente politiche e strumenti all’altezza del compito hanno la possibilità di vincere la concorrenza affermando il luogo, il territorio, oltre che il prodotto, cioè la qualità dell’origine che rappresenta la sua identità.

Il vino e l’olio, come tutto il Molise, pagano a caro prezzo la mancanza di una visione del mercato e la scarsa o nulla attenzione alla comunicazione.

Ci sono successi per il vino e ciò è dovuto più a un impegno dei singoli produttori che a unità e dialogo tra questi e le stesse istituzioni, con queste ultime che mostrano una vera e propria schizofrenia nel momento in cui improvvisano- ancor più quando si spendono per questa o quella iniziativa promozionale fuori dal Molise e, nel contempo, nel Molise promuovono iniziative di altro tipo, quelle che vanno a rubare il terreno alla stessa vite o allo stesso ulivo, che danno quel vino o quell’olio che si è pensato di promuovere.

Succede sempre quando lo sguardo di chi è al comando delle operazioni non riesce ad andare oltre la punta del naso.

In questo modo non si dà spazio neanche a quello che pure c’è e si fa. Penso al  Coordinamento delle città dell’olio; alle tre associazioni dei sommelier che, con la loro crescita e il loro impegno, hanno dato impulso alla cultura del vino e, ultimamente, anche dell’olio; al “Movimento del Turismo del Vino nel Molise” e alle sue preziose iniziative, in particolare “Cantine aperte” e “Cinema in Cantina”, che tanto hanno dato all’immagine del vino molisano e alla diffusione della sua cultura; al Consorzio di tutela dei vini del Molise e a quello, di recente costituzione, riguardante la “Tintilia del Molise” Doc o, anche, Dop. Penso, anche, alla necessità e urgenza di dare alla Doc “Molise” Olio Extravergine di Oliva, il suo Consorzio di Tutela per far fare agli oli molisani quel salto sulle scansie più alte del mercato, ciò che vuol dire miglior rapporto qualità/prezzo e, con esso, miglioramento del reddito e delle condizioni di vita degli olivicoltori, e, non ultima, immagine dell’olio e del territorio molisano.

Ci sono spazi enormi da conquistare se vengono messe in atto – ripeto – politiche e strumenti adeguati a una realtà piccola per l’incidenza della vite e dell’ulivo, del vino e dell’olio sul quadro complessivo nazionale, ma importante per il futuro dell’agricoltura molisana e dello stesso Molise.

L’esempio che faccio è quello di un Paese come gli Stati Uniti, sempre più, con l’espansione dell’olivicoltura in California, produttore e sempre più consumatore di olio di oliva, visto che il consumo è continuato a crescere in questi ultimi decenni, fino ad arrivare, nel corso di un anno, a un litro a testa.

Una crescita sostenuta, e non poco, da un’azienda molisana, la Colavita, che partita da S. Elia a Pianisi, ha conquistato il grande Paese del Nord America, fino ad essere presente ovunque e, soprattutto, a diventare una delle grandi protagoniste, con uno dei più antichi e autorevoli istituti di cucina, la Culinary Institute of America in Hyde Park sull’Hudson river di N.Y., della diffusione della cultura gastronomica italiana, dell’olio in particolare.

Un processo, quello dell’olio di oliva, che ha tutto per ripercorrere la strada del vino italiano, avviata trent’anni fa, quella che ha reso gli Usa il primo Paese importatore. Basta una corretta e attenta strategia di marketing per cogliere i frutti – in America, come negli altri Paesi che si aprono al mercato dell’olio – delle sue azioni e rendere l’olio di oliva un prodotto sempre più ricercato.

di Pasquale Di Lena, fondatore e Presidente Onorario delle Città dell’Olio

Articolo pubblicato da PrimoPiano di oggi

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La Città dell’Olio di Bitonto tra le 10 finaliste per diventare Capitale italiana della cultura 2020

La Città dell’Olio di Bitonto è tra le dieci città italiane ancora in corsa per diventare Capitale italiana della cultura 2020. La commissione ministeriale ha annunciato le finaliste del bando: accanto alla città pugliese ci sono Agrigento, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso. “Essere in finale ci porta visibilità positiva sul panorama nazionale – dichiara in un post il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio – ma è soprattutto l’occasione per dimostrare che possiamo vincere con noi stessi, attuando effettivamente quel progetto.  Sono certo che il MiBACT Puglia vorrà sostenere nei prossimi anni questo risultato. Non solo perché siamo l’unico comune pugliese tra i primi dieci, ma perché da oggi possiamo (con la sola Agrigento) rappresentare il Sud intero in una grande occasione di riscatto sociale attraverso questa “strana” scommessa (anche) economica che si chiama Cultura”. Adesso le dieci città dovranno presentare un progetto alla Commissione ministeriale. Il titolo sarà assegnato durante una cerimonia pubblica nella sede del Ministero, a Roma, il prossimo 16 febbraio.

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